fichi d'india

Si pensava che questa fosse una pianta originaria dell'Asia, da qui il suo improprio nome, ma da ipotesi successive si ritiene che questa pianta sia stata introdotta in Italia dai Saraceni della dinastia araba, al tempo dello sbarco di Mazara (827).

Il fico d'India, definito nel passato "pane delle regioni povere", fu introdotto alla corte di Vittorio Emanuele III dal randazzese Marchese delle Torrazze.

Oggi in Sicilia la pianta è coltivata con grande cura in tre zone vocazionali: l'agro di San Cono, il versante Nord occidentale dell'Etna, l'agro di Santa Margherita Belice. Le tre zone presentano caratteristiche quasi simili: altitudine, fertilità e giacitura dei terreni, tecniche agronomiche collaudate.

La coltura di questo frutto ha assunto negli ultimi anni orientamenti e investimenti specializzati, il cui commercio ha varcato i confini raggiungendo le mense di paesi quali U.S.A. e Canada.